L’infinito che c’è in noi: risposta alla provocazione

E’ bello quando scrivi qualcosa dopo tanto tempo in cui non hai avuto niente di interessante da dire.
Dopo un silenzio di quasi un anno e mezzo, in cui io sono cambiato molto, in cui il mondo è mutato (se in meglio o in peggio, ai posteri l’ardua sentenza), ho scritto un post. Più che un post, uno sfogo, un grido.

Nel mio ultimo post ho lasciato uscire qualcosa che mi portavo dentro da molto tempo, che montava sempre di più man mano che leggevo notizie sui giornali e i commenti sui social network. Ad un certo punto, in preda allo sconforto, ho scritto.
Realisticamente, non nutrivo speranze che il mio post potesse fare qualche differenza. Recentemente mi sono immaginato tra 8, 9 anni, laureato e in procinto di andarmene da un’Italia xenofoba, ipocrita, distrutta.

Poi la realtà ti sorprende, e ti accorgi di non essere muto. Ti accorgi che su internet nessuno è in secondo piano, che tutti leggono ciò che viene scritto. E che spesso si viene notati, apprezzati e criticati da persone di cui si ignorava l’esistenza.

Ti ho sentito, e ti rispondo, ringraziandoti perché con la tua lettera mi hai fatto sorridere. Mi hai fatto riprendere speranza di fronte ad una situazione che di positivo ha ben poco.
Mi hai fatto capire che la mia illusione non si trasformerà in delusione, non oggi, non domani.
Anche quando tutto sarà in pezzi, anche quando tutto ciò che l’umano pensiero è stato capace di creare sarà in brandelli (cosa che probabilmente avverrà, prima o poi), potremo ancora illuderci, e chissà, forse potremo addirittura trasformare la nostra illusione in qualcosa che in qualche modo diverrà realtà.

Ma questo accadrà solo se di fronte al mondo che si avvicina sempre di più all’abisso, avremo ancora la forza di leggere Teocrito, Eschilo, Omero, Virgilio, o di ascoltare Mozart, Wagner e tutte le altre persone meravigliose che hanno dato vita a creazioni eterne, o semplicemente anche solo guardare il cielo stellato (tutti loro infatti sono partiti da questo), e commuoverci, consapevoli che l’animo umano è infinito in tutti, e che sì, siamo grandi.

La risposta di fronte ai distruttori è lo stupore, che è davvero universale.

Stupiamoci, amica sconosciuta, e salveremo il mondo.

https://ilcapestro.wordpress.com/2015/01/19/lettera-ad-un-ragazzo/

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Povera Italia

La mattina, tornando a casa, passo davanti alla sede secondaria della mia scuola. La mia scuola, dove dovrei imparare a essere un cittadino (anche se educazione alla cittadinanza, in 5 anni di liceo classico, l’avrò affrontata per sì e no 40 minuti).
Comunque, passando, su un muro che sorge di fronte a questo edificio, mi sono accorto che di notte qualcuno ha scritto frasi del tenore di “BASTA NEGRI!”, “VIVA IL DUCE”, “NEGRI DI MERDA” ecc., il tutto decorato con svastiche qua e là. Sono cose già viste.

E’ un po’ di tempo che sto pensando a che punto della nostra storia siamo arrivati. Per carità, la libertà di pensiero è sacrosanta, la mia come quella di ogni altro: se una persona vuole fare il fascista nostalgico, lo faccia; se uno vuole andare in giro gridando insulti a ogni immigrato che incontra, lo faccia. Non sarò certo io a impedirlo; ma anche io sono libero di indignarmi, di costatare quanto questo paese stia diventando sempre più razzista, sempre più ignorante, sempre più ipocrita.
Lo vedo, lo vedo nella mia scuola, ogni giorno. Ho chiesto ad una mia compagna, razzista dichiarata (lo afferma lei stessa con un certo orgoglio), se sapeva da dove vengono gli immigrati che tanto disprezza; lei ha risposto, con una scintilla innocente negli occhi: “Da su, su, dal Nord!”. Dopo qualche giorno mi ha chiesto se la Terra è piatta o rotonda, poiché un planisfero l’aveva confusa. Lei stessa pensa che Napoli sia nel Lazio, che il Vesuvio sia in Sicilia e che l’Etna sia in un’altra isola non bene identificata.
Non la sto sfottendo. Sto costatando. Costato che non è colpa sua, poverina. Mi accorgo che è proprio la realtà in cui sta vivendo, in cui io sto vivendo insieme a tanti altri studenti che pensano che il Medio Oriente sia in Africa (magari un po’ verso la sua parte centrale), che non va.
La mia scuola è piena di gente così, che pensa che le persone di colore debbano essere rispedite a casa perché hanno tutte l’ebola e che i musulmani siano delle brutte persone che passano il tempo a farsi esplodere.
Perché non correggono lo studente che durante l’ora di religione in classe esclama “Non sono Musulmano perché secondo me il Corano dice una marea di cazzate e le cose in cui credono quelle persone sono una buffonata!”? Perché non ci spiegano che il Vesuvio è a Napoli, che non è nel Lazio? Perché non ci spiegano i motivi per cui in Italia ci sono così tanti “negri” e per quale motivo ci sono così tante polemiche riguardo alla costruzione delle moschee su suolo italiano?
La scuola dovrebbe insegnarci ad essere dei cittadini consapevoli. Dovrebbe stimolare noi studenti ad andare al di là del nostro vialetto di ingresso. Questo significa non solo conoscere il nostro piccolo mondo, ma anche quello che accade in tutto il pianeta! Quello che accade in Libia si riflette anche qui. Come può un giovane essere un cittadino, se è convinto che i musulmani abbiano come unico obbiettivo quello di ammazzare ogni cristiano sulla faccia della terra? Oppure, se è convinto che il Cristianesimo sia l’unica religione degna di questo nome e che tutto il resto sia da liquidare come “cazzata”?
Pochi giorni fa nella mia città hanno dato fuoco a un edificio che sarebbe stato destinato all’accoglienza dei profughi. Come fa a non essere una conseguenza di una educazione malata e parziale? Di un contatto sbagliato con la realtà?

Questo è il mio pensiero: se la scuola ci insegnasse davvero cosa accade nel mondo, e come oggettivamente è il nostro mondo, il motivo per cui masse di disperati attraversano il Mediterraneo nei “viaggi della speranza”, il motivo per cui una donna musulmana indossa quella cosa strana chiamata “burqa” e che questo indumento non serve a nasconderci sotto delle bombe, l’Italia sarebbe diversa. Non posso sapere se sarebbe migliore o peggiore, non lo saprò mai. Forse adesso ho solo scritto una marea di stupidaggini insensate.

Voglio però fermamente credere che sarebbe un mondo migliore.

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Punto della situazione

Dire che tutto va bene sarebbe falso… va meglio dell’anno scorso. E di molto.
Finalmente, delle udienze buone.

Essendo l’anno scolastico diviso in trimestre (settembre – dicembre) e pentamestre (gennaio – giugno), queste settimane sono piene di verifiche e interrogazioni. Che, in qualche modo, miracolosamente stanno andando bene.

Delusione per il conservatorio.

Ho scoperto di aver passato l’estate accumulando difetti su difetti, e che mi sono dimenticato come studiare. Risultato? Schifo. Schifo su tutti fronti.
Sono tornato indietro, di tanto.
Inizio a sentirmi soffocare.
Lentamente, sto rimparando ogni cosa da capo.
Il mio prof è tutt’altro che incoraggiante, ad ogni lezione mi ricorda che sono in prova, e che se non inizio a suonare ad un “Livello da Conservatorio” (che poi, quale sarebbe?) mi sbatte fuori.
Intanto io sto sputando sangue su tutto.
Aspetto di vedere  risultati.

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Risultati

Sorvoliamo su questa giornata.
Il Conservatorio di Piacenza è una cosa vergognosa. Fatto sta che dopo rinvii, voci, promesse, bugie e tante altre cose…

Mi hanno ammesso ad organo.

Hanno fatto una graduatoria, ed ero il primo, con 9.

Non so cosa centri… ma qui la Gruberova… non lo so. Potrebbe starci bene. E’ la prima cosa che ho sentito dopo la notizia.

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Triennio

Esami superati.

Finalmente posso iniziare a studiare le cose per cui ho scelto di fare il classico.
Non vedo l’ora… nuovi prof., nuovi metodi, filosofia, letteratura greca e latina, la Divina Commedia…
Evvai!!

Conservatorio…………………….. niente di nuovo. Si aspetta il 15 ottobre. Intanto cerco di imparare il terzo movimento della Sonata al Chiaro di Luna. Così, tanto per preparare un ipotetico e alquanto improbabile esame.

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A testa alta

Quando tutto è al proprio posto, ci si sente leggeri.

Mancano pochi giorni agli esami di riparazione (4 inglese (sì, inglese. Possibile? Evidentemente, sì.) e il 6 Latino).
So di aver lavorato. So di aver studiato e che ho ancora tempo per chiarire le poche incertezze che mi sono rimaste.
Ma sento già l’ansia che a poco a poco sale, che incombe.
Dopo aver passato un anno terrorizzato dalle interrogazioni, dagli scritti e dalle insufficienze, è inevitabile aver paura di ripetere un anno simile.

Beh, si va avanti, a testa alta, cercando di dare il meglio di sé.

A Giugno ho fatto gli esami del conservatorio.

Solfeggio, 6,75; Pianoforte Complementare, 9,50; Violoncello, non svolto.

Per gli esami di ammissione ad Organo e a Pianoforte…
Beh, ad Organo mi hanno detto che ho fatto schifo  e a Pianoforte non mi hanno detto niente. In commissione c’era il mio Prof. di Solfeggio, e mi disse che era dalla mia parte.
Per il risultati, per sapere se continuerò il conservatorio, aspetto il 15 Ottobre. Che è lontanissimo.

Però, nell’insieme, tutto è al suo posto.

Coltivo la mia inaspettata passione per il pianoforte suonando ogni giorno, studio Latino e Inglese tutti i giorni… quello che devo e voglio fare lo sto facendo.

L’ansia cresce poco a poco e un sottile senso di armonia, di pace, ti pervade. Stai facendo quello che devi fare, lo stai facendo bene. Se poi si fallisce, lo si fa mostrando il massimo delle proprie capacità.

E poi, quando se con gli amici, e questi ti dicono che ti sono vicini, che ti fanno forza, che credono in te, ti sembra di poter spostare le montagne.

Intanto, mi sono innamorato di Rachmaninoff.

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-2 Giorni!!!!!!! (più o meno)

Felicità è:

– proprio l’ultimo giorno di scuola, l’ultimo giorno del Biennio, avere professori che vogliono spiegare a tutti i costi i verbi in -μι (mi) (belli, sì, tanto. Ma li fa tanto pesare…), spiegare le ossa del corpo umano e farci dire in 100 modi diversi in inglese che è l’ultimo giorno di scuola, che cambieremo professori, che finisce l’obbligo scolastico, che inizia l’obbligo formativo, impedendoci in questo modo di festeggiare la fine della scuola (ma dato che bisogna far festa lo stess la facciamo domani anche se non si conosce la ragione. Prof C.: tiè);
– avere da dare ancora 3 esami per il conservatorio (organo domani, il 9 pianoforte complementare, il 13 pianoforte ufficiale).

La strada è ancora lunga.

Non arrivo vivo al 14 Giugno.

N.B. Non vado a scuola il sabato, quindi finisco l’8 anziché il 9. Questo è positivo.

 

 

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